domenica 15 luglio 2018

Nel primo pomeriggio del 26 Aprile 1945 si riunirono a Piazzale Fiume gli uomini del gruppo "Todaro" e i "Risoluti". Alle 14:55, il trombettiere batte l’assemblea generale. Scende Borghese per parlare agli uomini. Salutato da tre squilli di tromba, arriva il gagliardetto del gruppo di combattimento "Todaro". Il comandante sta di fronte  ai marinai. Li saluta: "Decima marinai!". Risponde la truppa con un grido fermo: "Decima, comandante!". Borghese dice che la Repubblica Sociale finisce con la guerra, ma restano i suoi princìpi, la difesa dell’onore fino all’ultimo, l’impegno a rispondere a qualsiasi richiamo del Paese: “La vita che mi avete affidato con il giuramento in nome dell’onore vi viene oggi restituita, libera  da ogni vincolo. Il compito che ci eravamo assegnati non è stato tradito(...). Vi lascio liberi di continuare a servire la Patria così come la vostra coscienza, e i princìpi che in 20 mesi la Decima vi ha istillato, vi detti ". Il discorso non è lungo, il Comandante ricorda  vittorie e sconfitte, i caduti, i marò  lontani.  Sul volto dei piloti e dei marò  scendono lacrime a pioggia.  Dice che le armi saranno consegnate a lui perché “la Decima non si arrende ma smobilita”. "Tornate alle vostre case e collaborate per la rinascita dell’Italia, ricordandovi che un popolo   non finisce per una sconfitta ma quando dimentica di essere un popolo. Tenete presente altresì che la sorte del nostro confine orientale non è ancora definita; quando l’Italia dovesse lanciare un appello per la  salvezza della Venezia Giulia, nessuno di voi manchi: Viva Trieste! ”. Gli uomini si riscossero dal silenzio. "Trieste, comandante!". Il grido restò nella piazza, tutt’intorno chiusa dai reticolati. Tre squilli di tromba, e la bandiera di combattimento repubblicana fu ammainata. Gli ufficiali  partigiani e la loro scorta erano sull’attenti. Eravamo tutti soldati, tutti italiani. In quel  momento Borghese diede  il saluto al Duce. I marinai  gridarono: "A Noi!". E così Mussolini fu salutato da un reparto regolare in armi della R.S.I. a Milano, alle ore 17 del  26 Aprile 1945
(G. Pisanò, Gli ultimi in grigioverde).



Xa FLOTTIGLIA MAS
01 - Reparti Navali di Superficie e Reparti Navali Subacquei - Mostrina in stoffa con fregi metallici
02 - Divisione "Decima" e Divisione "San Marco" - Mostrina in stoffa con fregi metallici
03 - Divisione "Decima" dal luglio 1944 - Mostrina in stoffa con fregi metallici
04 - Reparti Autonomi della Divisione "Decima" - Mostrina in stoffa con fregi metallici
05 - Reparti di Artiglieria della Divisione "Decima" - Mostrina in stoffa con fregi metallici
06 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Leone di San Marco metallico per mostrina
07 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Gladio metallico per mostrina
08 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Scudetto metallico da braccio
09 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Scudetto metallico da braccio
10 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Scudetto metallico da braccio
11 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Scudetto metallico da braccio
12 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Distintivo metallico pettorale
13 - Battaglione "Barbarigo" - Distintivo metallico pettorale
14 - Battaglione "Barbarigo" - Distintivo metallico pettorale dal giugno 1944
15 - Battaglione "Lupo" - Distintivo metallico pettorale
16 - Battaglione "Sagittario" - Distintivo metallico pettorale
17 - Battaglione "Sagittario" - Distintivo metallico pettorale (replica)
18 - Battaglione "Sagittario" - Distintivo in stoffa pettorale (replica)
19 - Battaglione "N-P" - Distintivo metallico pettorale
20 - Battaglione "Scirè" - Distintivo metallico pettorale
21 - Battaglione "Scirè" - Distintivo in stoffa pettorale (replica)
22 - Battaglione "Scirè" - Distintivo metallico da braccio
23 - Battaglione "Scirè" - Distintivo in stoffa da braccio (replica)
24 - Battaglione "Valanga" - Distintivo metallico pettorale
25 - Battaglione "Fulmine" - Distintivo metallico pettorale
26 - Battaglione "Fulmine" - Distintivo metallico pettorale (replica)
27 - Battaglione "Freccia" - Distintivo metallico pettorale
28 - Battaglione "San Giusto" - Distintivo metallico pettorale
29 - Battaglione "Risoluti" - Distintivo metallico pettorale
30 - Compagnia "Nazario Sauro" - Distintivo metallico pettorale
31 - Compagnia "Mai Morti" - Distintivo in stoffa pettorale
32 - Plotone "A. Colombo" - Distintivo metallico pettorale
33 - Gruppo Artiglieria "Colleoni" - Distintivo metallico pettorale
34 - Batterie Artiglieria Costiera - Distintivo metallico pettorale
35 - Divisione "Atlantica" - Scudetto metallico da braccio
36 - Divisione "Atlantica" - Scudetto in stoffa da braccio (replica)
37 - Reparti Antisom - Scudetto metallico da braccio
38 - Reparti Antisom - Scudetto in stoffa da braccio (replica)
39 - Reparti Dragaggio - Scudetto in stoffa da braccio
40 - Reparti Dragaggio - Scudetto in stoffa da braccio (replica)
41 - Distaccamento "Milano" - Distintivo metallico pettorale
42 - Servizio Ausiliario Femminile - Distintivo metallico pettorale
43 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Distintivo d'Onore "8 Settembre" 1° tipo
44 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Distintivo d'Onore "8 Settembre" 2° tipo (replica)
45 - Mezzi d'Assalto - Distintivo metallico pettorale
46 - Pilota di Mezzi d'Assalto di Superficie - Distintivo metallico pettorale (replica)
47 - Nuotatore - Distintivo metallico pettorale
48 - Nuotatore-Paracadutista - Distintivo metallico pettorale
49 - Addestramento Militare in Germania - Distintivo metallico pettorale
50 - Xª Flottiglia M.A.S. - Fiamma in stoffa (replica)
51 - Xª Flottiglia M.A.S. - Spilla metallica da giacca
52 - Xª Flottiglia M.A.S. - Spilla metallica da giacca (replica)
53 - Xª Flottiglia M.A.S. - Spilla metallica da giacca (replica)
54 - Battaglione "Barbarigo" - Spilla metallica da giacca
55 - Reparti M.A.S. - Spilla metallica da giacca
56 - Reparti M.A.S. - Spilla metallica da giacca
57 - Xª Flottiglia M.A.S. - Crest commemorativo
58 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Fregio metallico per basco da ufficiale
59 - Reparti Navali, Divisione "Decima" e Divisione "San Marco" - Fregio in stoffa per basco da ufficiale
         1° tipo senza aquila (replica)
60 - Reparti Navali, Divisione "Decima" e Divisione "San Marco"  - Fregio in stoffa per basco da ufficiale
         2° tipo con aquila (replica)
61 - Reparti Navali e Divisione "Decima" - Fregio in stoffa per basco da ufficiale 2° tipo con aquila
         (replica)
62 - Reparti Navali, Divisione "Decima" e Divisione "San Marco" - Fregio in stoffa per basco da
         sottufficiale (replica)
63 - Reparti Navali, Divisione "Decima" e Divisione "San Marco" - Fregio in stoffa per basco da truppa
         (replica)
64 - Divisione "Decima" - Elmetto in acciaio Modello 33 con ancora e scudetto dipinti
65 - Divisione "Decima" - Uniforme da combattimento invernale da Sottotenente di Vascello
66 - Divisione "Decima" - Uniforme ordinaria invernale da Marò (replica)

“Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà, e allora l’evento storico non incide che materialmente, seppure per decenni. La resa e il tradimento hanno invece incidenze morali che possono gravare per secoli sul prestigio di un popolo, per il disprezzo degli alleati traditi, e per l’uguale disprezzo dei vincitori con cui si cerca vilmente di accordarsi.
Non mi sembra che tali ideali e convincimenti abbiano un’impronta fascista. Appartengono al patrimonio morale di chiunque”


JUNIO VALERIO BORGHESE CON BENITO MUSSOLINI

I DIECI COMANDAMENTI DELLA X° MAS
1. DIO - PATRIA - FAMIGLIA siano i principi della tua esistenza.
2. Se dai la tua parola, sia essa come Vangelo. Non accettare compromessi e non sarai compromesso.
3. Difendi la Patria contro qualsiasi invasore. I suoi confini sono intangibili e per essi lotta fino all'estremo sacrificio.
4. In pace o in guerra sii leale, onesto e laborioso per sentirti fiero di essere italiano.
5. Rispetta te stesso - Rispetta gli altri - Sarai rispettato.
6. Non mancare di parola e non tradire. Non assalire alle spalle: morte e nemico si guardano in faccia.
7. La disciplina ti sia di guida: saper ubbidire è saper comandare.
8. La tua parola vola, il tuo esempio trascina.
9. Il tuo pensiero, la tua azione, la tua volontà siano coerenti alla difesa della dignità e dell'onore della Patria.
10. L'appartenenza alla DECIMA sia con fierezza il tuo orgoglio.



Decorati con la medaglia d'oro al valor militare
Gli appartenenti alla Xª MAS o a Mariassalto 
decorati della medaglia d'oro al valor militare furono

Mario Arillo   Capitano di corvetta   Mar Mediterraneo, maggio-dicembre 1942
Emilio Barberi  Sergente cannoniere P.S.   Suda, 26 marzo 1941
Lino Beccati    2° capo meccanico    Suda, 26 marzo 1941
Emilio Bianchi  Capo palombaro di 3ª classe     Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Fernando Berardini  Tenente guastatore (Regio Esercito)     3 aprile 1942-20 novembre 1944
Gino Birindelli Tenente di vascello  Gibilterra, 30 ottobre 1940
Ettore Bisagno  Sottotenente di vascello    Mar Nero, giugno 1942
Junio Valerio Borghese Capitano di corvetta  Mediterraneo occ., 21 ottobre-3 novembre 1940
Carlo Bosio        Sottotenente di vascello Malta, 26 luglio 1941
Angelo Cabrini  Sottotenente di vascello  Suda, 26 marzo 1941
Aristide Carabelli Sottotenente A.N.  Malta, 26 luglio 1941
Nicola Conte   Sottotenente di vascello   Genova, 19 aprile 1945
Alessio De Vito   Capo cannoniere di 3ª classe    Suda, 23 marzo 1941
Luigi Durand de la Penne  Tenente di vascello   Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Luigi Faggioni   Tenente di vascello  Suda, 26 marzo 1941
Bruno Falcomatà   Capitano medico  Malta, 26 luglio 1941
Luigi Ferraro      Capo manipolo Milmart   Mediterraneo, 7 luglio-4 agosto 1943
Roberto Frassetto   Sottotenente di vascello  Malta, 26 luglio 1941
Giorgio Giobbe   Capitano di corvetta  Malta, 26 luglio 1941
Emilio Legnani Tenente di vascello Mar Nero, 3 agosto 1942
Giovanni Magro  Sottocapo palombaro   Gibilterra, 9 dicembre 1942
Girolamo Manisco  Guardiamarina Gibilterra, 22 dicembre 1942
Antonio Marceglia  Capitano G.N.   Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Evelino Marcolini   Sottocapo palombaro   Genova, 19 aprile 1945
Mario Marino   Capo palombaro di 3ª classe  Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Vincenzo Martellotta   Capitano A. N.  Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Vittorio Moccagatta  Capitano di fregata  Malta, 26 luglio 1941
Alcide Pedretti   2º capo palombaro  Malta, 26 luglio 1941
Spartaco Schergat  Palombaro  Alessandria, 18-19 dicembre 1941
Tullio Tedeschi  Capo motorista navale di 3ª classe  Suda, 26 marzo 1941
Teseo Tesei  Maggiore G. N.   Malta, 26 luglio 1941
Salvatore Todaro   Capitano di corvetta  Mediterraneo, giugno 1942-dicembre 1942
Guido Vincon   Sottocapo silurista  Malta, 26 luglio 1941
Licio Visintini    Tenente di vascello  Gibilterra, 8 dicembre 1942


IL TESTO ORIGINALE DELL'INNO  DELLA Xª FLOTTIGLIA MAS

fu composto dalla Contessa Daria Olsufiev Borghese (moglie di Junio Valerio Borghese) durante le festività del Natale nel 1943. Il testo originale prevedeva alla seconda strofa "Quando all' obbrobrio..." la parola "obbrobrio" fu sostituita dalla parola "ignobil" meglio cantabile.
"Quando pareva vinta Roma antica, sorse l'invitta Decima Legione, vinse sul campo il barbaro nemico Roma riebbe pace con onore.
Quando all'obbrobrio l'otto di Settembre abbandonò la Patria il traditore, sorse dal mar la Decima Flottiglia e prese l'armi al grido "Per l'Onore".
Decima Flottiglia nostra che beffasti l'Inghilterra, vittoriosa ad Alessandria, Malta, Suda e Gibilterra. Vittoriosa già sul mare, ora pure sulla terra Vincerai!
Navi d'Italia che ci foste tolte, non in battaglia ma col tradimento, nostri fratelli prigionieri o morti noi vi facciamo questo giuramento: noi vi giuriamo che ritorneremo là dove Dio volle il tricolore, noi vi giuriamo che combatteremo finchè riavremo pace con onore!

Decima, Flottiglia nostra che beffasti l'Inghilterra, vittoriosa ad Alessandria, Malta, Suda e Gibilterra. Vittoriosa già sul mare, ora pure sulla terra Vincerai!"


La Spezia, novembre 1944
Junio Valerio Borghese insieme al comandante dell'Esercito Nazionale Repubblicano Rodolfo Graziani e il Prefetto di La Spezia, Franz Turchi in visita presso la caserma San Bartolomeo.


22 FEBBRAIO 1944

Parte per il fronte di Anzio – Nettuno il primo contingente italiano dell’Esercito della RSI. Si tratta del battaglione “Barbarigo” della Decima Mas al comando del capitano di Corvetta Umberto Bardelli (al centro della foto, dietro Borghese).


IL DECALOGO

1) Stai zitto
E' indispensabile mantenere il segreto anche nei minimi particolari e con chiunque, anche con gli amici e parenti cari. Ogni indiscrezione è un tradimento perché compromette la nostra opera e può costare la vita a molti dei nostri compagni.
2) Sii serio e modesto
Hai promesso di comportarti da Ardito. Ti abbiamo creduto. Basta così. E' inutile far mostra della tua decisione con parenti, amici, superiori e compagni. Non si fa, di una promessa così bella, lo sgabello per la tua vanità personale. Solo i fatti parleranno.
3) Non sollecitare ricompense
La più bella ricompensa è la coscienza di aver portato a termine la missione che ci è affidata. Le medaglie, gli elogi, gli onori rendono fieri chi li riceve per lo spontaneo riconoscimento di chi giudica, non chi li sollecita o li mendica.
4) Sii disciplinato
Prima del coraggio e dell'abilità ti è richiesta la disciplina più profondamente sentita: dello spirito e del corpo. Se non saluti, se non sei educato, se non obbedisci nelle piccole cose di ogni giorno, se il servizio di caserma ti pesa e ti sembra indegno di te, se non sai adattarti a mangiare male e dormire peggio: non fai per noi.
5) Non aver fretta di operare, non raccontare a tutti che non vedi l'ora di partire
Potrai operare solo quando il tuo cuore, il tuo cervello e il tuo corpo saranno pronti. Se sei impaziente, non sei pronto. Devi imparare a conoscere perfettamente la tua arma e ad impiegarla in ogni contingenza in maniera perfetta. L'addestramento non è mai eccessivo. Devi appassionarti ad esso. Devi migliorarti ogni giorno. Solo chi ti comanda è giudice insindacabile delle tue possibilità.
6) Devi avere il coraggio dei forti, non quello dei disperati
Ti sarà richiesto uno sforzo enorme, solo al di là del quale sta il successo. Per compierlo, hai bisogno di tutte le tue energie fisiche e morali. La tua determinazione di riuscire ad ogni costo deve perciò nascere dal profondo del tuo cuore, espressione purissima del tuo amore per la Patria, e non deve essere il gesto di un disperato di un mancato o di un disilluso. La tua vita militare e privata deve essere perciò onesta , semplice e serena.
7) La tua vita è preziosa. Ma l'obbiettivo è più prezioso
Devi ricordartelo nel momento dell'azione. Ripetilo a te stesso cento volte al giorno e giura che non fallirai la prova.
8) Non dare informazioni al nemico
Non devi far catturare le armi ed il materiale a te affidato. Se dopo aver operato cadi prigioniero, ricordati che al nemico devi comunicare solo le tue generalità e il tuo grado.
9) Se prigioniero, sii sempre fiero di essere italiano, sii dignitoso
Non ostentare la tua appartenenza ai Mezzi d'Assalto. Cerca, nelle tue lettere ai familiari, di comunicare come meglio potrai e saprai, tutto quanto conosci dell'azione a cui hai partecipato e sul nemico in genere. Cerca sempre, se possibile, di fuggire.
10) Se cadrai mille altri ti seguiranno: da gregario diventerai un capo, una guida, un esempio

BORGHESE CON IL GENERALE RODOLFO GRAZIANI



Addestramento dei marò degli mezzi d'assalto


Ivrea (Torino) giugno 1944 il comandante della X° MAS, Junio Valerio Borghese a colloquio con con il Colonnello Luigi Carallo , comandante della Divisione di Fanteria di Marina X° che cadrà il 22 dicembre 1944

Junio Valerio Borghese nasce a Roma il 6 giugno 1906. Sommergibilista dal 1932, Tenente di Vascello dal 1933, il 15 giugno 1937 è al comando di “Iride”nei mari spagnoli. Con“Scirè” guida Missioni a Gibilterra ed Alessandria. E’ al Comando della X Flottiglia Mas dall’1 maggio 1943. Il 14 settembre 1943 sceglie di continuare a combattere contro gli angloamericani a fianco della Kriegsmarine e il 5 ottobre, insieme alla M.d’O. Enzo Grossi e all’Ufficiale di collegamento nella base italiana di Bordeaux Franz Becker, fa visita a Mussolini alla Rocca delle Caminate.
Affianca ai tradizionali mezzi d’assalto Reparti di Fanteria di Marina ma, per contrasti con il Sottosegretario alla Marina Repubblicana Ferruccio Ferrini sull’impiego del Reggimento “San Marco”, è posto agli arresti a Brescia dal 13 al 24 gennaio 1944. Dal 15 febbraio 1944, quale Sottocapo di S.M. Operativo con sede a Lerici (SP) è il responsabile della Marina Repubblicana, d’intesa con il nuovo Sottosegretario Giuseppe Sparzani. e con il successore Bruno Gemelli.
L’11 agosto 1944 viene ferito insieme a Pavonili da disertori cecoslovacchi in un agguato a Ceresole (AO). L’8 settembre 1944 dal suo definitivo Comando di Lonato (BS) , mentre è insignito della Croce di Ferro di 1^Classe, lancia un appello ai Combattenti dell’Italia repubblicana con la memorabile conclusione “giuriamo che combatteremo finchè avremo pace con onore”.
 Il 24 aprile 1945 Mussolini lo nomina Comandante Militare di Milano, ultimo Q.G. della RSI che nessuno difende.. Il Comando della Divisione ”Decima”, costituita il 27 aprile 1944 ad Ivrea (AO) agli ordini di Umberto Bardelli, già Comandante sul Fronte di Nettunia del Battaglione “Barbarigo” e ucciso nell’agguato di Ozegna (TO), smobilita il 26 aprile 1945 in Piazza Fiume, a Milano.
Dal 12 maggio è un PW dei britannici a Roma-Cinecittà, poi è trasferito in prigioni italiane, a Procida e a Roma (Forte Boccea e Regina Coeli). Sottoposto a Tribunale Militare, a una domanda dei Giudici sulle Forze Armate della RSI risponde:“la funzione amministrativa dipendeva da Graziani, quella operativa dalle Autorità germaniche. Wolff era responsabile dell’ordine pubblico. Nessuno prendeva parte ad azioni senza un beneplacito tedesco”. Il processo, svoltosi a Roma e con i previsti condoni su 12 anni di reclusione, termina il 17 febbraio 1949 con la scarcerazione.
Sospeso dal Servizio dal Decreto Luogotenenziale n.. 249. del 5 ottobre 1944 e degradato a Marinaio dal 21 giugno 1945 perché cancellato dal ruolo Ufficiali dal Decreto n. 294 del 26 aprile 1945, ottiene la riabilitazione civile il 4 dicembre 1958. Segue quella militare, il 23 settembre 1959, con reintegro nel grado di Capitano di Fregata e ripristino della M. d’ O. conferita il 2 gennaio 1941, ma non della Croce di Cavaliere dell’Ordine
Militare del 2 marzo 1942. Nessuno ha potuto togliergli la Croce di Ferro di 1^ Classe (8 settembre 1944) e quella di 2^ Classe (1 giugno 1942).
 Evita, perché in Spagna, un mandato di cattura del 19 marzo 1972 per “insurrezione armata” (7 dicembre 1970). Una intossicazione alimentare gli è fatale il 26 agosto 1974, a Cadice. Solenni i funerali a Roma ma, per abuso di potere del Ministro dell’Intento, non su un affusto di cannone.
Altre decorazioni e riconoscimenti per merito di guerra:
- Medaglia di Bronzo al Valore Militare (Mediterraneo occidentale, febbraio   1938);
- Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia (Mediterraneo orientale, dicembre 1941);
- Promozione al grado di Capitano di Fregata (1941).








LE ULTIME RIGHE SCRITTE DA MARINETTI 
PER LA X MAS SUL LETTO DI MORTE


Franco Grechi, mascotte e combattente della X Mas Battaglione Barbarigo


consegna bandiera di combattimento R.S.I. al comandante Borghese

La Spezia -Caserma San Bartolomeo - Affluiscono i volontari della Decima Mas.


Salò (Bs) Decima Flottiglia Mas 

La X" Mas costituì reparti speciali per sabotaggi oltre le linee, dapprima col NESGAP (Nuotatori Esploratori Sabotatori Arditi Paracadutisti) al comando del Ten. Ferri; poi col Btg. «Vega» una struttura fittizia di un reparto reale.

Vìsita del Maresciallo Graziani al NESGAP 
del Ten. Ferri a Montecchio di Vicenza.
A sinistra del maresciallo l'Amm. Spartani, a destra il Com.te Borghese. Il reparto era reduce da missioni oltre le linee sul fronte di Bologna.


Uomini della Decima proteggono i lavori nei campi 
dalle incursioni predatorie dei partigiani
 e si fermano a chiacchierare con i contadini 





Marò del Btg. Uccelli in Garfagnana
ARRUOLAMENTO E VESTIZIONE

MOTOCICLISTA DELLA X MAS


LA SPEZIA 








La storia di Pasca, la ragazza della Decima Mas
 ( di Barbara Spadini)

Pasca Piredda, nuorese, proviene da una famiglia molto conosciuta. La madre è cugina di Grazia Deledda mentre  lo  zio Franceschino Pintore, medico dei poveri, diverrà uno dei primi sindaci democratici di Nuoro. Franceschino è comunista, la famiglia Piredda è antifascista e frequenta noti  antifascisti come  Emilio Lussu e Mario Berlinguer; Pasca, invece, già da ragazzina  è una fascista entusiasta. Verso la seconda metà degli anni Trenta, mentre frequenta l’istituto magistrale, svolge un tema sulla  mistica fascista che attira l’attenzione di Fernando Mezzasoma, ministro della cultura popolare. Il gerarca fascista la vuole a Roma, dove Pasca frequenta un collegio del partito che forma assistenti sociali esperte di problemi femminili. Pasca, nonostante il paese sia in guerra, per le campagne romane svolge un importante servizio in favore delle “massaie rurali”, insegnando loro i rudimenti dell’igiene. Nel mentre si laurea, alla “Sapienza”, in Scienze politiche e poi in Scienze coloniali, come consigliatole dal ministro  Mezzasoma, per il quale continua a svolgere  lavori di segreteria, scrive discorsi e lettere, corregge bozze.  La stima di Mezzasoma per Pasca è così radicata che quando, dopo l’otto settembre del 1943, Mussolini organizza la Repubblica Sociale italiana e richiama Mezzasoma al ministero della cultura popolare, questi la invita a seguirlo al Nord: Pasca accetta di buon grado l’incarico di segretaria di Mezzasoma. Un giorno si presentano da Mezzasoma tre ufficiali della Decima Mas per proporre la diffusione di  un comunicato radio, da far trasmettere dall’Eiar, per invitare i giovani ad arruolarsi nell’esercito repubblicano: i tre ufficiali “giovanissimi, bellissimi nelle loro divise, ardenti di amore patrio”, invitano a cena la bella Pasca, che risplende di mediterraneità: questa bellezza sarda poco più che ventenne, minuta, dai capelli corvini, dal sorriso dolce e leale viene da loro “rapita”  e  portata a La Spezia, dove la Decima ha il comando. Appena arrivati inviano un laconico comunicato via telegrafo  al ministro  Mezzasoma: “Abbiamo arruolato nella Decima Flottiglia Mas Pasca Piredda con l’incarico di capoufficio stampa e propaganda”. Pasca è  la prima donna che entra nella Decima, rimanendo al comando di Borghese fino alla caduta della R.S.I. Borghese le assegna il grado di sottotenente di vascello e il relativo stipendio (mille lire, una miseria, otto volte inferiore a quanto guadagnava al ministero). Ai primi del 1944 Pasca passa a Milano, dove dirige il giornale della Decima, “La Cambusa”, stampato sotto i bombardamenti alleati in mezzo a mille peripezie e sempre guardato a vista tanto dai servizi fascisti quanto dagli alleati tedeschi.   Il 25 aprile, il nome di  Pasca figura in un elenco di nominativi di ufficiali della Decima consegnato, per vie traverse quanto oscure,  ai partigiani e subito individuata e scoperta, viene condotta a San Vittore. A mezzanotte è condannata a morte da un tribunale di guerra, all’alba viene fatta scendere in cortile con altri undici, forse dodici compagni di sorte: ”Tutti giovani, non so se fossero o no della Decima” e messa al muro: prima che il plotone d’esecuzione aprisse il fuoco, compare d’improvviso il partigiano «Neri», commissario politico della 52ª Divisione garibaldina, che la porta via: i servizi segreti inglesi e americani se la contendono per sapere da lei dove si è rifugiato Borghese. Dopo un altro mese passato in cella a San Vittore, Pasca è processata e assolta per insufficienza di prove: tuttavia  non viene liberata, ma deve subire una serie di trasferimenti da un campo di concentramento all’altro finché- mentre viaggia verso Taranto guardata a vista da due carabinieri- improvvisamente viene fatta scendere alla stazione di Civitavecchia. Qui l’aspetta lo zio Franceschino. Le fa poche feste, ma la riporta a casa. Nuoro non l’accoglie a braccia aperte: le strade della città sono tappezzate di manifesti che dicono: “Tornano gli assassini”. Su consiglio del prefetto il padre la manderà a “villeggiare” sull’Ortobene: quando finalmente potrà tornare a Roma sarà di nuovo a fianco di Borghese nel lungo processo che il Comandante subirà fra il 1945 e il 1949. La storia di Pasca è ben raccontata in un libro-intervista, «La ragazza della “Decima”», con  prefazione di Luciano Garibaldi.
L’autrice non ha potuto vedere il libro a lei dedicato: è morta a Roma all’inizio del 2009.

Capitano NINO BUTTAZZONI comandante degli N.P. della X MAS

VOLONTARI DI FRANCIA DELLA X MAS

“Io ero ferito ad entrambe le gambe ed alla schiena, ero rimasto in maglione e pantaloni, mi trovavo nell’improvvisata infermeria dove eravamo una trentina. Li sentii venire avanti e parlare: “Uscite fuori, vi porteremo nelle nostre case, là vi cureremo e vi guariremo”. Uno di loro parlava con accento toscano: “Chi sei tu che parli fiorentino e stai con gli slavi ?” gridò uno dei nostri.  Seguì un breve dialogo, con frasi come: “Arrendetevi, vi porteremo al nostro ospedale”.  Non sapevamo se credere a quelle promesse, se accettare e lasciarci prendere prigionieri, in quella mattina livida, dopo tutto quell’inferno, feriti e conciati come eravamo. Ai miei piedi si trovava il marò Rodolfo Gnemmi, ferito ad un occhio, che si acquattò ancor di più sotto l’acquaio.  In quel momento, si levò il GM Giulio Marzo, a dire: “Noi siamo feriti, ci dovete dare una mano a tirarci fuori”. Sentii in quel momento partire i colpi di un mitra, vidi cadere l’Ufficiale. Gnemmi ed io non respiravamo quasi più. Ci facemmo piccoli piccoli nel nostro cantuccio, mentre gli slavi facevano alzare tutti gli altri e li ammazzavano selvaggiamente, senza pietà”
(Maculan-Gamberini, “Battaglione Fulmine della X° MAS”, Schio 2009)

A raccontare è il marò Benito Lorenzi (a destra, nella foto sotto), il futuro “Veleno” interista, protagonista di mille aneddoti calcistici, che è rimasto a Tarnova con i feriti intrasportabili. Lui e Gnemmi saranno i soli sopravvissuti



LUGLIO  1944

IL BATTAGLIONE SOMMERGIBILE SCIRÈ
Formatosi nel maggio 1944 ad Arona ( Novara ), aveva preso il nome dall'eroica unità navale della Regia Marina. Il Battaglione, che faceva parte dei reparti non indivisionati della Decima Divisione, fu costituito ad Arona sul Lago Maggiore con l'ordinamento di un battaglione di Fanteria di Marina su un comando, compagnia comando e tre compagnie F.M. Raccoglieva nelle sue file tutti gli elementi già sommergibilisti della Regia Marina.

BORGHESE CON ARILLO E OTTERO AD UNA CERIMONIA



MILANO 1945
 Il Comandante Borghese con i cittadini milanesi che cantano Decima Flottiglia nostra..
 Primo a sx, il Suo Ufficiale Addetto Mario Bordogna.


ANZIO
Borghese con il maro' Taiti




un Reparto della Decima

Reparto della Decima che sfila a Milano.

Sottotenente del Btg Fulmine della Xª Flottiglia MAS


APRILE 1944 LASPEZIA
 l'equipaggio della X MAS in in partenza
 per per un'azione risponde al saluto del Comandante Bloccato



MILANO OTTOBRE 1944


Volontarie della S.A.F decima assegnate al battaglione lupo

GORIZIA GENNAIO 1945
FUNERALE DI UN CADUTO DELLA X MAS












DECIMA X MAS battaglione Barbarico

NATALE 1944 - STAPPE D' IDRIA 



TESSERA DI UNA VOLONTARIA DELLA X^ MAS


ROMA ANNI 50
SEZIONE M.S.I.  ROMA PRATI 
Borghese con  Clemente Graziani e Paolo Andriani

IL FUNERALE








LA STAMPA 3 SETTEMBRE 1974



LA CRIPTA DELLA  FAMIGLIA BORGHESE




26 Agosto 1974

Mussolini con Remo Venturi  Grande invalido di guerra arruolatosi 
Volontario nella DECIMA MAS.



Milano, piazzale Fiume, aprile '45 - Comando Decima
In piazzale Fiume (oggi piazza della Repubblica), nel cortile interno di un palazzo dove oggi c’è una filiale della Banca Nazionale del lavoro, si consuma, o forse si celebra, l’ultimo atto della breve storia della Xª Flottiglia MAS. Davanti, per un rettangolo che comincia all’angolo di via Principe Umberto (ribattezzata Albania durante la Repubblica Sociale e oggi Turati) e prosegue lungo i giardini sino alla circonvallazione (viale Monte Santo), sono stati messi, a formare un campo trincerato, cavalli di frisia, sacchetti di sabbia e approntate postazioni di difesa con un potente armamento: mitragliere binate e trinate calibro 12.7 e calibro 20. I marò della Decima le hanno portate da Sesto Calende dove a Sant’Anna, una penisola fra il Ticino e il lago Maggiore, ha funzionato per un anno e mezzo la scuola di piloti di mezzi d’assalto. Era una base dell’aeronautica militare, da lì erano partiti gli idrovolanti di Italo Balbo per la trasvolata atlantica del Decennale (1933), costruiti a pochi chilometri negli stabilimenti Savoia Marchetti, da cui erano usciti anche i bombardieri SM79 e i famori aerosiluranti, micidiale offesa contro la flotta inglese. Nei giorni successivi all’armistizio dell’8 settembre '43, la base era stata abbandonata e quando i marò della Xª la rioccupano trovano un enorme magazzino di armi moderne ed efficienti per gli aerei che in attesa di essere impiegati venivano parcheggiati in grandi hangar sulla punta estrema della penisola, verso il lago.La Savoia Marchetti, dall’8 settembre, non aveva più fabbricato aerei ma aveva messo in produzione i mezzi d’assalto SMA e MTM dopo che l’ammiragliato tedesco, apprezzandone le qualità offensive e la facilità d’uso, aveva deciso di adottarli inviando anche suoi marinai a scuola dai piloti della Decima a Sesto Calende, nella base "Leone Bogani", un ufficiale ucciso dai partigiani del comandante Moscatelli in un agguato nella piazza del paese. Le armi ritrovate erano state utilizzate in vari modi, anche in piazzale Fiume per la difesa del comando. Per nasconderle ai tedeschi, nella maggior parte erano state, nei mesi precedenti, trasferite in gran segreto nei grandi capanni di Taliedo alla periferia di Milano dove, sia pure non utilizzato, esisteva un modesto campo d’aviazione usato, in prevalenza, dalla fabbrica di aeroplani Caproni. Da lì nei giorni precedenti il 25 aprile erano state prelevate le armi che servivano in piazzale Fiume. Sino al 24 aprile quelle che non abbandonavano erano le armi individuali. piloti dei mezzi d’assalto portavano, con una stretta bandoliera, pistole Beretta e Walter tedesche. Il 24 aprile, però, la vicina caserma della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) era stata praticamente abbandonata e l’armeria con un gran numero di mitragliatori Beretta e di pistole era stata presa in consegna dai marò. Allo stato dei fatti il ridotto della Decima poteva ritenersi inespugnabile dalle forze partigiane che, per la maggior parte, erano raccogliticce, gente che all’ultimo momento aveva deciso di mettere al braccio una fascia tricolore e di dichiararsi resistente. Per lo più gente che voleva o rifarsi una verginità o agganciarsi in qualche modo al carro dei vincitori. I veri partigiani erano ancora in montagna e, al massimo, si accingevano a scendere nelle città, Milano compresa. Il presidio, però, con le sue mitragliere binate e trinate, in quei giorni non sparò un sol colpo. I piloti e i servizi dei mezzi d’assalto che venivano da Sesto Calende dove erano stati richiamati dalle basi operative erano acquartierati in una casa civile di via Aldo Manuzio, a poche centinaia di metri dal comando di piazzale Fiume, un palazzo che era servito alla Decima per la logistica e l’amministrazione. Da via Manuzio a piazzale Fiume si andava avanti e indietro senza problemi, come nella maggior parte del centro. Bastava non essere soli. La città era tranquilla. Il Partito d’Azione stampava quel giorno il primo numero, non clandestino, del suo organo d’informazione, il quotidiano Italia Libera, che i marò comperavano dagli strilloni, uscendo in strada come niente fosse. Da quel giornale e dalla radio quelli della Decima sapevano che in Germania la situazione era disperata: 21 divisioni tedesche erano intrappolate in una enorme sacca nella regione della Ruhr e stavano arrendendosi e Berlino era stata raggiunta dall’esercito sovietico.  Il comandante della Decima, Junio Valerio Borghese, a quel punto, è ben deciso a non arrendersi ai partigiani, aspettare le forze angloamericane. Per questo propone al Comitato di Liberazione Nazionale di presidiare la città con i suoi 700 uomini organizzati, disciplinati, armati. E’ una proposta ardita, che il CNL, non accetterà. La trattativa si svolge fra il capitano Gennaro Riccio, che rappresenta la Decima, il capitano Federico Serego degli Alighieri e il maggiore Mario Argenton che rappresenta il generale Raffaele Cadorna, comandante militare del Corpo Volontari della Libertà. Un accordo comunque viene raggiunto la mattina del 26 aprile. Recita così: "Il comando Decima è rimasto al suo posto perchè conscio dei doveri incombenti a comandante di forze armate. Visto però non accettata dai suddetti delegati la proposta di temporaneo utilizzo degli uomini della Decima in funzione collaborativa dell’ordine pubblico nell’esclusivo interesse della cittadinanza milanese, di comune accordo convengono: il comando del distaccamento Decima di Milano provvederà al trapasso di tutte le armi e del materiale di pertinenza della Decima al comando Corpo Volontari della LIbertà in conformità delle istruzioni impartite dal comando alleato. L’esecuzione del trapasso è affidata agli stessi delegati o a chi per essi con gli ufficiali designati dal comando Decima". Per la Decima firma il documento con Riccio anche il capitano di Corvetta Corrado De Martino. Viene anche convenuto che le armi saranno lasciate in armeria e ogni marò sarà libero, con il suo corredo, di raggiungere la propria casa. Ultimato l’esodo le armi verranno consegnate al CLN. Borghese fa dare sei mensilità di paga a ogni marò (un pilota guadagna 800 lire al mese) e portare in prefettura circa 11 milioni di lire rimasti in cassa, i registri amministrativi e alcuni chili di oro e di gioielli che quelli della Decima hanno sottratto dalle casseforti delle SS tedesche in fuga. A tre piloti milanesi vengono affidati il guidone dei mezzi d’assalto e un milione di lire per aiutare quei marinai non milanesi che debbono raggiungere i loro lontani paesi. Nei giorni successivi il denaro e il guidone verranno consegnati al comandante Andreoli di Sovico che provvederà alla bisogna soprattutto per un reparto autotrasportato che è rimasto bloccato a Brescia. Ma torniamo al pomeriggio del 26 aprile. Nel cortile del comando di piazzale Fiume viene ordinata l’assemblea generale. I reparti si schierano elmetto in capo, maglione grigio e uniforme grigioverde. Tutti sono armati. All’esterno del palazzo sono rimaste soltanto poche sentinelle alle mitragliere. La città è sempre calma. In piazzale Fiume non giunge nemmeno l’eco lontana di spari o di esplosioni. L’assemblea è completata. Arriva il principe Borghese in uniforme: bandoliera a tracolla, basco con i gradi, cordellina d’argento e oro dei piloti di mezzi d’assalto e sul petto i nastrini delle medaglie al valore militare, il distintivo della promozione per meriti di guerra e il nastrino della croce di guerra tedesca; al suo fianco gli ufficiali dello stato maggiore. Come in ogni assemblea, il saluto viene porto da Borghese con queste parole: "Decima, marinai!", al quale i marò rispondono alla voce "Decima, comandante!". Borghese comincia a parlare. Dice: "La vita che mi avete affidato con il giuramento in nome dell’onore vi viene oggi restituita, libera da ogni vincolo. Il compito che ci eravamo assegnati non è stato tradito...". Il discorso non è lungo, il comandante ricorda vittorie e sconfitte, i caduti, i marò lontani. Sul volto dei piloti e dei marò scendono lacrime a pioggia. "Siate orgogliosi di quanto abbiamo fatto e tenete sempre alto il nome della Decima. La Decima non si arrende ma smobilita, tornate alle vostre case e collaborate per la rinascita dell’Italia, ricordandovi che un popolo non finisce per una sconfitta ma quando dimentica di essere un popolo. Tenete presente altresì che la sorte del nostro confine orientale non è ancora definita; quando l’Italia dovesse lanciare un appello per la salvezza della Venezia Giulia, nessuno di voi manchi: Viva Trieste". Tre squilli di tromba e la bandiera di combattimento viene ammainata. Con un mesto "Decima, marinai!" "Decima, comandante!" l’assemblea si conclude, al canto dell’inno "Decima flottiglia nostra". L’impegno di lasciare le armi al CLN viene rispettato; ai mitragliatori Beretta però vengono tolti i molloni e gettati nelle fognature. Molti marò si organizzano in piccoli gruppi che saranno ospitati dai milanesi. Dall’uniforme vengono scuciti cordellina, distintivo di pilota e scudetto. Ci si cambia. Ciascuno ha nella sacca l’arma segreta che i ragazzi chiamano scherzosamente, rifacendosi alle V1 e V2 tedesche, il VB, il vestito borghese. A qualcuno, che si è offerto volontariamente, vengono affidate le bandiere e i guidoni dei reparti. E’ quasi sera, i telefoni funzionano ancora, chi può avvisa i familiari. Alle due uscite che si aprono fra i reticolati sono arrivati altri ragazzi, sono i partigiani. Senza divisa, in abiti borghesi, qualcuno porta al braccio una fascia tricolore, altri una fascia rossa con la falce e martello. Ha smesso di piovere, ma c’è ancora luce. I marò escono senza incidenti, i più hanno indosso i vecchi vestiti dei giorni dell’arruolamento a La Spezia, alla caserma di san Bartolomeo. Si abbracciano. Attraverseranno la città senza incidenti. A Milano ormai si parla soltanto della cattura e dell’uccisione (che avverrà invece il 30) dell’attore Osvaldo Valenti e della sua compagna Luisa Ferida. Erano popolari, lui era un ufficiale della Decima. E’ stato catturato prima di poter arrivare in piazzale Fiume. In tutta la città, nella notte e all’alba, si consumano vendette private. Una scarica di fucileria contro uomini allineati davanti a un muro. In piazzale Fiume i partigiani sorvegliano le mitragliere da 12,7 e da 20 mm. Qualcuno tenta di usarle. Ma spara verso il cielo. La Decima non c’è più. Il cortile è deserto. Il principe Borghese, che è rimasto al suo posto fino all’ultimo momento, si è da poco allontanato. Lui solo si è portato una pistola, la sua Walter con il colpo in canna.I venti mesi della Xª Flottiglia MAS finiscono così: Con Onore!




5 GIUGNO 1953 COMIZIO DEL PRINCIPE BORGHESE A ROMA

BERGAMO REPUBBLICANA 11 NOVEMBRE 1944







La scuola degli equipaggi destinati ai mezzi d'assalto della Xa Flottiglia MAS , al lido di Camaiore per l'addestramento dei mezzi d'assalto . Nella altra foto equipaggi di incursori in addestramento della X° Flottiglia entrambi diedero prova di un altissimo coraggio nel affrontare le loro missioni contro gli invasori

















Il comandante della "D'Annunzio"
Frane "Francesco" Vigjak (o Vegjach) nasce a Spalato il 18 dicembre 1914, compie gli studi a Zara dove tra il 1939 e il 1940 frequenta il corso di Allievi Ufficiali.
Partecipa come ufficiale dei bersagliere al conflitto greco-albanese fino alla sua conclusione.
Con lo scoppio delle guerriglie nei Balcani chiese di entrare come ufficiale nel battaglione autonomo bersaglieri “Zara” col quale venne inviato sul fronte balcano dove fu decorato al valor militare, alla fine di agosto del '41 il battaglione "Zara" fu inviato a Ragusa, Vigiak come spesso avveniva per gli ufficiali Dalmati data la conoscenza della lingua slava, venne ben presto richiamato ed inviato a svolgere mansioni da interprete.
Fu ufficiale di collegamento con una legione “cetnica” forte di 4 battaglioni alla guida della quale partecipò ad operazioni in Bosnia-Erzegovina e Montenegro. Vigjak, dopo la morte di Vukassina, assumeva il comando della compagnia che portava il suo nome. Dopo l’8 settembre 1943 ritornava a Zara ed organizzava il reparto pur circondato dalla ostilità tedesca. L’8 dicembre gli veniva imposto di lasciare la Jugoslavia e riparava alla Spezia dove entrava nelle fila della X flottiglia M.A.S. ,rientrava in Dalmazia con la compagnia "D’Annunzio". Dal distaccamento dipendeva quello di Laurana di cui assunse subito il comando e delle due isole Lussino. Il 20 aprile 1945, il distaccamento veniva bloccato da una formazione partigiana. La lotta si protraeva per giorni per spegnersi il 1 maggio. I superstiti, ad esclusione di quelli delle isole che erano già stati uccisi, passarono ai campi di concentramento di Tito il corpo di Vigjak, fatto letteralmente a pezzi, veniva recuperato nei giorni seguenti (altre fonti danno come causa della morte il suicidio).


MANIFESTO DELLA SAP 

SACCOL (TV)


In quest' Arca sono sepolti i fratelli Carlo e Ettore Falangola, figli dell'Ammiraglio con il grado più alto della Marina Repubblicana e Ufficiali del Btg. "Castagnacci" della X^ MAS, trucidati il 3 marzo 1945 insieme ai serg.  AA.UU. Mori, Silvagni, Barsotti e Mulas a Borgomanero (NO) in un'imboscata.

MONUMENTO AI 23 CADUTI DELLA X^ E AI CIVILI TRUCIDATI  
IL 5 MAGGIO 1945 

NARDI CRISTOFORO
Classe 1925 Marò - X^ MAS assassinato a Chiaverano (TO) 
nell' aprile 1945
sepolto nel Cimitero di Torre Boldone (BG)

14 FEBBRAIO 1945
Le salme dei Caduti del Btg ''Fulmine" della X MAS 
nella battaglia di Tarnova
ordinate all'interno del Duomo per le esequie